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Le tre grandi piene del Po del XX secolo(a cura di Andrea Zamboni) |
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Il periodo in cui temere maggiormente il Po è compreso tra ottobre e novembre. La pianura Padana è caratterizzata da due massimi di precipitazione, uno secondario primaverile e l'altro primario autunnale; è proprio in concomitanza di quest'ultimo in cui storicamente si sono verificati più frequentemente gli eventi estremi che diedero vita alle grandi piene del fiume. A fianco riporto una tabella con i livelli raggiunti nelle piene più importanti del secolo scorso. I dati sono presi da una relazione dell'ufficio idrografico del Po per ciò che riguarda il periodo 1900 - 1951, nel periodo tra il 1951 e il 1994 da un incrocio di informazioni ottenute dalla Gazzetta di Reggio e da La Repubblica, per poi riavere i dati ufficiali del Magistrato del Po dal 1994 al 2000 e l'A.R.N.I per l'anno 2002. Poiché le rilevazioni sono tratte da fonti eterogenee (mi riferisco in special modo alla parte tratta dai giornali) e comunque in generale non vi è specifica della soglia minima considerata per la classificazione delle piene, il quadro di tabella 1 potrebbe non essere completamente esaustivo per ciò che riguarda il valore scelto di 7 m (il livello di guardia è 5.50 m). Tuttavia risulta evidente quanto detto inizialmente. - L'alluvione del 1951 Questa disgrazia ricorre spesso nei racconti delle persone che l'hanno vissuta. Fu un evento traumatico che segno le genti e le tenne lontane dalle loro case per mesi, cioè dal 14/11/1951 (giorno d'apertura della "falla del Torrione" sull'argine del torrente Crostolo) sino al 12/01/1952. Fu in questa occasione che il bollettino giornaliero della Bonifica Bentivoglio, nella sua parte conclusiva, così sancì la fine dell'evento: "...il territorio allagato può oramai considerarsi, nelle ore 24 prossime, libero di acque." A tutt'oggi circola una leggenda proposta da chi visse quei momenti. Vi è la diffusa convinzione che l'alluvione fu provocata da un taglio premeditato dell'argine del torrente Crostolo, con lo scopo di preservare dalle acque la bassa mantovana e Guastalla. Io stesso credetti a questa storia per lunga data, ma le testimonianze di Bruno Gabbi, presente sull'argine la notte della disgazia, e dell'allora Sindaco di Gualtieri gettano una luce chiara e differente sulla vicenda. Dal libro Alluvione dell'allora sindaco di Gualtieri Serafino Prati. "... Parte un ordine, resistere, la resistenza viene coordinata dal Sindaco, e si tenta di costruire una prima coronella (sovralzo dell'argine) per cui si ara con un aratro attaccato ad un trattore lungo un tratto di sommità esterna del ciglio arginale coperto di gramigna. Da Reggio intanto giungono ordini e contrordini cadenzatamente, non c'è tregua al viavai delle notizie strampalate che indicano il modo di impostare la difesa, occorre agire, costi quel che costi, la paura fa novanta... Il Sindaco si attacca al telefono chiedendo rinforzi disperatamente al Prefetto; il servizio di guardia, per quanto diligente non è sufficiente per controllare il lungo tratto di argine minacciato... ... L'argine guastallese è molto più alto di quota di quello gualtierese, a questo mancano soltanto dieci centimetri di crescita per essere tracimato, e di la nel guastallese c'è ancora oltre mezzo metro di quota scoperta e la difesa ha il tempo materiale disponibile per rialzare la coronella con sacchetti di terra... Arriva un ordine, come un fulmine a ciel sereno. E' la centrale del Genio Civile che lo trasmette, seppure a malincuore, all'ufficio idraulico locale. La piena è arrivata al suo massimo stadio, sono state fatte delle valutazioni tecniche, così si dice, venendo alla conclusione della indispensabilità di rinunciare al servizio di guardia, di abbandonare i tamponamenti della coronella longitudinale ormai inservibile. Si reputa sia doveroso mollare la pur debole e frammentaria difesa del paese. Le poche persone, i volontari che non hanno esitato ad affrontare l'inclemenza del tempo e la cruenta lotta contro l'inclemenza dell'onda...sono sbalorditi nel ricevere quel paradossale ordine. Si guardano in faccia sbigottiti imprecando e brontolando, ma non possono farci niente; abbandonano tristemente, mettendosi il badile sulle spalle, il posto di guardia e tornano, mogi mogi, con una grande pena nel cuore e la invettiva nel pensiero... ...Dal Municipio parte un ordine, vogliano o meno le autorità superiori, bisogna muoversi... Viene disposta la requisizione degli automezzi privati per trasportare personale volontario sul Crostolo. I dirigenti del comprensorio Bentivoglio sono da ore sull'argine dove maggiore incombe il pericolo di franamento... ...Da Reggio giungono autotrasportati i primi scaglioni di operai delle Reggiane; sono i volontari di una catena di solidarietà commovente che non chiede niente per se e vuole inserirsi nella lotta per dare la sua parte di forza... Sono giunti in molti, giovani ed anziani, ma sono privi di adeguati mezzi di lavoro. ...Il Sindaco ritorna in Municipio per telefonare al prefetto della provincia. Riferisce anche a nome di un comitato d'emergenza, l'aggravarsi rapido della situazione, notifica lo sgomento della popolazione e l'inspiegabile diserzione della difesa dell'argine del torrente Crostolo da parte del Genio Civile. Il prefetto non sa dare spiegazioni, non ne sa nulla; egli stesso è stupito e l'ordine sembra sia stato trasmesso da una sconosciuta entità siderale... Si chiede l'invio di truppe, di militari muniti di attrezzature e a tale richiesta viene risposto che i militari di stanza a Reggio sono stati dislocati nei vari paesi della fascia del Po maggiormente minacciata; il pericolo a Boretto è più accentuato, a Brescello addirittura immediato. Se dovesse rompere in qualcuna di queste località...sarebbe un disastro... "C'e da resistere - grida il Prefetto con quanto fiato in gola - resistere con ogni mezzo e a ad ogni costo !" Il Sindaco si premura di trasmettere la raccomandazione del capo della provincia al Maresciallo dei Carabinieri, col quale va immediatamente al Baccanello per rendersi conto di persona della situazione disperata di quel tratto di sommità arginale. Arrivano in quel momento militari da altri paesi, ma si vede, con stupore, che vanno a difendere l'argine guastallese, assai meno pericolante di quello gualtierese. Il capo del Comune, vista la manovra, incontra il Tenente dei Carabinieri e protesta mettendo in evidenza l'illogicità di quello spostamento di truppa nel versante meno in pericolo." Dunque l'argine non fu tagliato ma piuttosto abbandonato al proprio destino. Questo fatto emerge anche dal drammatico racconto di Bruno Gabbi, presente sull'argine nel momento fatale, di seguito riportato. |
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