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NON C’E’ 2 SENZA 3

(a cura di Alessandro Guatteri)
E'ormai dal 1997 con la cometa Hale-Bopp ed ancora prima nel 1996 con la Hyakutake che nei nostri cieli non compariva un astro chiomato agevolmente visibile ad occhio nudo e dall'appariscente bellezza come la C/2002C1 Ikeya-Zhang.
La casualità inoltre le ha rese tutte e tre visibili nei mesi tra marzo ed aprile, con le migliori condizioni meteorologiche solamente per l'interminabile passaggio della Hale-Bopp.
La somiglianza con la ben più fugace Hyakutake, anche se in tono decisamente minore, è sovvenuta a molti, a causa di un'affusolata coda di ioni di soli purtroppo 10-15 gradi, in alcuni giorni frammentata in numerosi inviluppi e getti ondulati, come per l'astro chiomato del '96, dovuto al fatto che la Ikeya-Zhang è transitata in prossimità dell'eclittica e quindi vicino all'equatore solare dove ha risentito delle inversioni di polarità del vento solare responsabile di aver modellato in modo imprevedibile l'aspetto della coda.
Meno evidente invece è stata la componente polverosa della coda ad esclusione dei giorni di passaggio al perielio, quando comunque la produzione rispetto alla Hale-Bopp è stata inferiore di circa 200 volte.
Autori umani del primo avvistamento, in barba agli strumenti automatizzati, sono stati il pluriscopritore giapponese Kaoru Ikeya e Daqing Zhang cinese alla prima scoperta il 1° febbraio 2002.
Dopo le prime stime di posizione visuali; dagli astronomi e dilettanti di tutto il mondo, sono arrivati i dati che ne registravano la posizione precisa rispetto alle stelle fisse; necessari per il calcolo dei parametri orbitali.
Da questi ultimi si è scoperto che la cometa era già stata osservata la prima volta nel 1661 da Halley e dall'astronomo polacco Johannes Hevelius, fatto che ha reso ancora più storico l'evento e ricco di un fascino particolare.
Il massimo della visibilità pari a 3,5 magnitudini è stato raggiunto alcuni giorni dopo il passaggio al perielio del 18 marzo ed è rimasto a tale valore fino al 2 aprile.
La foto 1 da un'idea di come la si vedeva ad occhio nudo al massimo della luminosità.
Lo scrivente insieme ad Alessio Perini sempre dell'Associazione Reggiana di Astronomia, l'ha ripresa ad alto ingrandimento nella serata del 1°aprile (vedi foto 3), quando, stranamente alla credenza popolare su tale data, il cielo si è presentato abbastanza terso a differenza dei giorni precedenti e seguenti, caratterizzati da maltempo o nuvolosità.
Si è scelta comunque come località Pratizzano nell'appennino reggiano a 1200 metri d'altitudine e con il nord-ovest libero, per scattare dalle ultime luci del tramonto, ancor prima dell'inizio del crepuscolo astronomico, in quanto l'altezza della cometa era in questo periodo non superiore ai 15° dall'orizzonte.
Anche al binocolo la visione era entusiasmante ed abbastanza sorprendente considerando l'imprevedibilità delle comete.
La Ikeya-Zhang ha infatti rispettato e superato le previsioni, d'altronde prima della sua apparizione nessuno sapeva del suo precedente passaggio del 1661, anni in cui l'entità della sorpresa aveva risvolti decisamente più angoscianti e di terrore per i non addetti ai lavori.
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