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Il rigido inverno 2005/2006(a cura di Andrea Zamboni) |
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- Quando il gelo attangliò l'Est Europa.
Che l'inverno 2005 - 2006 potesse essere all'insegna del freddo, non lo si poté certo intuire a Novembre, quando, come da molti anni non accadeva, venne la neve e le temperature scesero verso minime da pieno inverno (si veda in proposito il report "il freddo precoce del novembre 2005"). Tuttavia la stagione proseguì all'insegna delle basse temperature e il Dicembre 2005 fu caratterizzato da frequenti irruzioni fredde da Est (dettate dalla posizione dell'anticiclone delle Azzorre, che ci tenne frequentemente sul suo bordo orientale), le quali portarono minime importanti e giornate rigide anche col dominio incontrastato del Sole. La grande assente, se così si vuol dire, fu proprio la neve, poiché ne caddero, almeno sino alla fine di gennaio, solo pochi Cm. Verso la metà di gennaio 2006 qualcosa di nuovo ed importante cambiò lo scenario generale dell'assetto barico su vasta scala. Probabilmente anche in seguito a ripetuti riscaldamenti stratosferici, il vortice polare splittò in due tronconi, l'uno investì l'Atlantico prospicente le coste canadesi, il secondo andò a colpire la Russia, portando una importante irruzione d'aria artica, che fece precipitare le temperature tra i - 32 di Mosca il 19/01/2006 (il record per questa città è -42 °C e li si ebbe il 17 Gennaio 1940) e i quasi -60 della Siberia centrale. Non solo questa irruzione artica fu cruda e dunque problematica anche per zone in cui il freddo è comunque di casa, ma durò a lungo, difatti il giorno 23/01/2006 si misuravano ancora minime inferiori a -20°C. Ma il freddo non rimase confinato sulla Russia, difatti ben presto sconfinò verso Ovest e Svezia e Norvegia il 20/01/2006 subirono (per contrasto tra l'avanzante aria gelida e aria atlantica più mite) autentici Blizzard. Particolarmente colpita fu l'area di Tromso, dove la neve cadde portata da forti venti ed temperature di -8°C. Olslo venne seppellita da una coltre di oltre mezzo metro in 24 ore, mentre Helsinki subì una temperatura minima di -22.8°C e una massima di -19°C. Vice versa le isole Svalbard e l'Islanda si trovarono esposte al flusso particolarmente mite proveniente dall'Atlantico. In seguito grazie allo svilupparsi di un anticiclone termico sul comparto dell'Est Europa e l'aggancio che questo creò con l'anticiclone delle Azzorre, prese vita ad una struttura anticiclonica ad asse Sud-Ovest/Nord-Est sull'Europa centro-settentrionale, che promosse lo scivolamento di parte della massa gelida verso l'Europa centro meridionale. - Signori e Signore: il Burian. Il giorno 22/01 un nucleo gelido di matrice artico-continentale investì direttamente l'area Balcanica ma, fortunatamente per l'Italia, la parte più gelida (isoterma circa -18 a 850 hpa) non varcò l'Adriatico. Anche l'Europa centrale non fu risparmiata dalla gelida palude fredda e così Berlino piombò a - 20°C di minima. L'italia fu comunque investita da tese correnti orientali, che si fecero sentire al Nord sottoforma di cieli sereni, Bora moderata ma gelida (ricordiamo la natura "pellicolare" della componente artico-continentale) e relativo crollo termico. Peggio andò per le regioni adriatiche, dove l'effetto Stau produsse nevicate che, poiché accompagnate da rigidissime isoterme, in taluni casi sui rilievi assunsero carattere di tormenta. Le nevicate sul settore adriatico non furono particolarmente intense, se non in alcuni casi in montagna. In compenso la mattina del 24/01 il Nord si svegliò attanagliato dal gelo, che se non eccezionale fece scendere sui -11°C la temperatura nel milanese e -6.6 a Castelnovo Sotto, mentre toccammo i -9.1 il 25/01. Frattanto la cellula anticiclonica di cui sopra, iniziò una lenta rotazione dell'asse maggiore verso Ovest (dunque con tendenza a portarlo sui meridiani), nonché una migrazione dei massimi sull'Atlantico tra la Scozia e l'Islanda (perdendo la componente termica in favore di quella dinamica). Questo diede il LA ad una seconda discesa fredda principalmente composta da aria artico-marittima verso l'Europa centrale ed il Mediterraneo. - Nevose Novità. Se in un primo momento il gelido nocciolo in discesa verso l'Europa sembrò destinato proprio all'area Italiana, infine scelse la via dell'Europa centrale con importante retrogradazione verso la penisola Iberica, ove ad attenderlo vi fu una lacuna barica, sita al largo del Portogallo, poi rinvigorita proprio da questa avvezione fredda. Dunque l'aria fredda non scelse lo scacchiere italico e così evitò alla nostra penisola una fase di gelo veramente crudo (la posizione delle figure bariche fece pensare al 1956), probabilmente sostenuta da successive avvezioni ancor più rigide che insisterono anche dopo questo episodio sull'Europa dell'Est. Fattostà che prima di giungere a destinazione, l'aria fredda transitò appena al di la delle Alpi e generò una depressione sul Golfo del Leone, la quale iniziò a convogliare aria mite verso la nostra penisola. Data la presenza del gelido cuscino freddo formatosi nella fase fredda precedente, lo scorrimento di aria umida e temperata sulla preesistente aria molto fredda, diede il via a copiose nevicate che interessarono gran parte del Nord Italia, ma soprattutto, almeno nella prima fase, l'angolo di nord-Ovest (meno interessato il Piemonte), l'Emilia e appena dopo le alpi e prealpi venete. Il cuscino freddo, figlio della freddissima e dunque piuttosto densa aria artica continentale, resistette benone all'assalto dei venti umidi e temperati per tutto il 26 e 27 di Gennaio, donando al Nord Italia un importante manto candido, che in Lombardia raggiunge diffusamente i 30 Cm, con punte sino a 40/45 Cm. Anche Genova subì una importantissima Nevicata. A Castelnovo il manto si fermò a 20 Cm di neve asciutta. Ma il ciclo di maltempo non finì con la copiosa nevicata, ma proseguì nei successivi giorni, poiché una volta che la lacuna barica di cui sopra divenne una ben più profonda depressione, per una sorta di effetto pendolo si mise in lento movimento verso oriente secondo una direttrice bassa in latitudine. Questo non fece altro che intensificare sull'Italia il flusso caldo umido e qui vi fu la capitolazione del cuscino freddo di cui abbiamo detto. Per effetto dello scirocco a Castelnovo il manto nevoso praticamente scomparve già il 31/01/2006. - Effetto pendolo. Con il lento progredire della depressione Iberica, l'Italia venne messa sotto il tiro delle calde correnti sciroccali. Questo fece capitolare il freddo su gran parte delle pianure del Nord, fatta eccezione per il Piemonte, il quale se in una prima fase si vide in buona sostanza saltato dal maltempo (poiché in buona ombra pluviometrica rispetto alla direttrice di Sud-Ovest delle correnti), col ruotare dei venti in decisa componente da Sud lo espose all'effetto contrario ossia allo Stau. Data la natura incassata tra i monti della regione, che permise una buona resistenza del cuscino freddo, la neve, dal 28/1 oramai trasformatasi in pioggia su tutte le restanti pianure del Nord, cadde copiosa, oltre che sui monti, sulle pianure Piemontesi (che comunque ricordiamo essere ad una quota media di grossomodo 200 m). Vice versa l'aria fredda calata sulla penisola Iberica fece eccezionalmente nevicare in molte località della Spagna e (per qualche ora) il 29/1 anche Lisbona. Quest'ultima località non vedeva la neve dal lontano febbraio 1956. - Illusione di primavera. Il richiamo sciroccale mutò dapprima l'inverno in autunno (il 28,29 furono giornate piovose ed uggiose ma molto miti) e poi regalò quasi una settimana di primavera nel cuore della stagione fredda, con Sole e temperature decisamente sopra la media. Dopo tanto freddo l'illusione della nuova stagione fu particolarmente gradita. Non fu così per tutta Italia però, poiché le Isole ed il Sud Italia, pur avendo mitissime temperature, furono preda di un'energica figura di bassa pressione, tale da poter essere candidata alla classificazione di TLC (Tropical like Cyclone) Mediterraneo. Questa figura barica (la cui morfologia vista da satellite ne delinea benissimo i tratti) portò venti di tempesta sulle coste Algerine e Libiche associati a violenti nubifragi. Sulla Sardegna orientale si arrivò cumuli precipitativi di 430 mm nell'arco di una giornata e venti da 80 km/h a 120 Km/h. Sulle Baleari si ebbero 230 mm in poche ore e grossomodo 200 mm sulla Sicilia. Una burrasca risoltasi nell'arco di tempo inferiore alla giornata, ma decisamente intensa. - Il breve ritorno dell'artico. Ma l'inverno ben preso riprese il controllo delle operazioni e col traslare della succitata depressione verso levante, l'anticiclone delle Azzorre riprese la consona posizione degli ultimi mesi e dunque ci trovammo ancora una volta esposti alle bordate artico-continentali provenienti da Est. Anche in questa occasione si trattò di un interessamento marginale dell'Italia ed in particolare dell'Italia centro (settore adriatico) - meridionale, ma nonostante ciò tra il 6/02 ed il 7/02/2006 vi furono eccezionali nevicate in Puglia (la zona delle Murge venne coperta da un manto tra i 30 e 40 Cm e anche la città di Taranto venne ammantata con 4 Cm di neve) ed anche in Sicilia su Messina (circa 2 Cm), Taormina e nell'entroterra. In seguito il freddo, pur rimanendo presente (in modo agressivo su tutto il comparto Est d'Europa), alleggerì la morsa, specialmente di giorno, sino al poderoso risveglio della depressione d'Islanda, che verso il 15 Febbraio sospinse con forza le ben più miti correnti atlantiche verso l'Europa occidentale e l'Italia. Castelnovo di Sotto (RE) - 28/05/2006 |
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