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Il grande freddo dell'inverno 2004/2005

(a cura di Andrea Zamboni - pag. 2/2)
Vacanze in Groenlandia

Cessato l'effetto fhoen, al Nord il cielo rimase sereno, ma l'aria fredda fece ben sentire la sua presenza, portando la temperatura minima a parecchi gradi sottozero.
Frattanto la depressione centrata sulle regioni centro-meridionali esplicò la sua azione e produsse precipitazioni nevose anche a quote collinari.
Non si trattò di eventi particolarmente intensi, tuttavia non fecero che rinnovare la fase di lungo maltempo perdurante in quelle zone.
Con lo scemare della vigoria della depressione, il tempo migliorò su tutta Italia, anche se si trattò sostanzialmente di una tregua.
Difatti l'anticiclone delle Azzorre puntò nuovamente verso il grande Nord, spostando i suoi massimi addirittura nei pressi della Groenlandia, mantenendo tuttavia il blocco del flusso occidentale Atlantico ed infine costruendo un ponte anticiclonico ad altissime latitudini con il sempre attivo anticiclone Russo-Siberiano.
Questa manovra promosse un nuova discesa d'aria artica verso l'Europa meridionale, che in questa occasione poté seguire una traiettoria d'irruzione più occidentale, poiché se sino ad allora l'Anticiclone delle Azzorre fece buona guardia sull'esagono francese, lo spostamento dei suoi massimi pressori verso Nord lasciò esposto il fianco all'affondo Artico.
Dunque l'aria fredda passò dalla valle del Rodano, entrando con decisione sul mediterraneo, seppur un ramo secondario d'irruzione attraversò la Francia ed arrivò nel Sud della Spagna, dando vita ad un perturbato flusso occidentale di ritorno diretto verso il Centro-Sud Italia.
Si ebbe una ciclogenesi sul Golfo di Genova, seppur questa non fu particolarmente marcata e con evoluzione iniziale abbastanza lenta.
L'evento finalmente spezzo la perdurante siccità invernale su molte regioni del Nord, ma gli apporti di neve furono importanti solo per la zona dell'appennino Ligure e Tosco-Emiliano.
Nel Reggiano tra la notte del 20/02 e la mattina del 21/02 il manto si attestò tra i 5 e 10 Cm di neve (ad esempio a Castelnovo Sotto non superò i 5 Cm, mentre a Reggio Emilia raggiunse quasi i 10 Cm), ma a Castelnovo ne Monti arrivò a 50 Cm e Cerreto Laghi ben quasi 1 metro.
Le aree che comunque rimasero a secco furono il Piemonte e la zona Alpina.
La crisi si risolse in tempi tutto sommato brevi, ma nel contesto instabile del mediterraneo vi fu una variante inaspettata che il 23/02 paralizzò con una bufera di neve storica la Romagna.
Il flusso perturbato occidentale di cui avevamo detto prima, produsse una piccola ma intensa depressione che, in prima istanza, avrebbe dovuto viaggiare a latitudini medio-basse e dunque coinvolgere direttamente le Regioni centro-meridionali e solo marginalmente il Nord.
Tuttavia la depressione, una volta arrivata sull'Italia centrale, scartò repentinamente verso Nord-Est, puntò sull'Alto Adriatico, per poi proseguire la sua marcia verso il cuore dell'Europa centrale.
Il ricciolo bianco della struttura frontale vistò da satellite parlò da solo e la neve cadde forte in tutta la Romagna ed anche nel Bolognese.
In poche ore la Romagna fu sepolta sotto una spessa coltre di neve, che in varie zone arrivò a toccare quote tra i 30 e 40 Cm.
A Reggio Emilia cadde solo una neve debole che non si posò neppure al suolo

L'artiglio Artico.

Passata la sfuriata di maltempo, il pensiero andò inevitabilmente alla primavera.
Ma ben altro aveva in serbo la natura per chiudere la stagione invernale.
L'anticiclone dinamico sito alle alte latitudini di cui abbiamo detto, ritornò sui suoi passi e dunque iniziò la migrazione dei massimi verso l'Atlantico Centro-Orientale, ma con un promontorio si spinse addirittura sul verso il Polo Nord.
Complice un tradivo split del vortice Polare, probabilmente determinato da uno stratworming iniziato verso la metà di Febbraio, la Palude barica di bassa pressione presente sul mediterraneo, il blocco del flusso Atlantico operato dall'anticiclone dinamico (definirlo delle Azzorre fu in questa fase inopportuno), nonché il blocco operato più a oriente dal sempre presente (in questa stagione) anticiclone russo-siberiano, ecco che una grossa massa d'aria gelida marittimo-continentale mosse dal Polo verso l'Europa dell'Est ed il Mediterraneo.
La componente continentale fu presente poiché il fronte d'irruzione d'aria artica marittima partito dal Polo, grazie alla presenza di una depressione sul mare di Kara, poté alimentarsi di aria artica continentale dalla ben più fredda Siberia settentrionale.
Dunque la massa d'aria in arrivo si propose come gelida a tutte le quote. Il 26/02 la massa d'aria fredda interessò la regione scandinava e i radiosondaggi finlandesi misero in risalto una temperatura di -47 °C a 5000 m.
La colata artica mosse rapidamente verso sud e, dopo un breve rallentamento dovuto all'interazione della massa d'aria gelida con il baluardo Alpino, irruppe con decisione sul Nord nelle ore antelucane del 28/2.
La concomitante formazione di una blanda depressione sull'alto Tirreno diede vita ad un acceso contrasto tra masse d'aria d'estrazione completamente differente, per cui l'irruzione gelida nei bassi strati interferì con aria d'origine mediterranea sospinta dal calo pressorio di cui abbiamo detto.
La fenomenologia fu di breve durata (fu sostanzialmente una sorta di pulso perturbato) ma intensa e a testimonianza del suo carattere vigoroso rimasero al suolo circa 4 cm. di neve tonda.
La sfortuna volle che ciò avvenisse in piena notte, difatti a Castelnovo tutto si svolse tra le 3.30 e le 4 del mattino e ciò non mi permise di seguire l'arrivo e l'evoluzione del fronte d'irruzione come avrei desiderato.
Ebbi comunque la fortuna d'essere svegliato dal fischio del vento e dal rumore prodotto dalla neve tonda contro gli infissi delle finestre, ma ciò avvenne verso le 4 del mattino e dunque riuscii a vedere solo la parte finale dell'evento, inoltre con il solo ausilio dell'illuminazione pubblica.
Vidi questa strana neve turbinare ed essere sbattuta con violenza dal contro gli oggetti. D'altro canto pareva che la neve fosse "congelata" nel vento e rivelasse così il disegno di ogni folata.
Tentando di violare il buio della notte, cercai di gettare lo sguardo verso un improbabile orizzonte e così vidi in lontananza il pallido riflesso salmonato dell' illuminazione al sodio, determinata dalla bianca copertura nuvolosa, che nel silenzio della notte mi regalò un momento di meraviglia, subito seguito da un profondo senso di quiete. Straordinarie sensazioni troppo ricche per essere semplicemente descritte a parole.
La mattina si presentò molto fredda e poco nuvolosa, poi anche le ultime nubi si dissolsero ma neppure un Sole radioso riuscì a far salire più di tanto la temperatura.

Storica alba di primavera

La grande irruzione artica espresse la sua massima forza proprio nel giorno in cui partì la primavera meteorologica 2005, difatti il primo Marzo verso le ore 7.00 la temperatura a Castelnovo toccò lo storico valore (per la fase stagionale) di - 10.7 °C, mentre il 2 Marzo, grossomodo alla stessa ora, i -8,6 °C.
Per trovare una simile situazione si realizzò che sarebbe stato necessario ritornare al lontano 1971, quando anche la neve fu protagonista della scena anche al Nord.
In verità la neve non si fece attendere più di tanto, poiché mentre si palesò sul Nord un progressivo indebolimento dell'ondata di gelo, un nuovo fronte artico entrò sull'esagono francese, innescando un richiamo mite sud-occidentale via via più intenso.
Data la massa d'aria fredda preesistente, si innescò un contrasto acceso tra i due differenti tipi di masse d'aria, contrasto che si andò a marcare col progredire verso Sud del fronte artico.
Ne derivò una classica nevicata da cuscino freddo, che coinvolse un po' tutto il Nord, ma segnatamente la Liguria, ove il 03/03 si ebbe la storica nevicata di 25-30 Cm sulla città di Genova.
Nel reggiano si ebbe una nevicata moderata, che al piano lasciò al suolo 11 Cm di neve.
Quell'episodio conclusivo dell'inverno 2004/2005 ebbe connotati inusuali, poiché la neve cadde in un ambiente amico (temperatura sottozero) e per questa molto asciutta e non esausta come di norma accade
Leggera e tenace formò un manto morbido e perfetto, che fu impossibile non ammirare.
Una nevicata che regalò oltre al paesaggio fiabesco, almeno per lo scrivente, la riscoperta del piacere della quiete dell'ovattato suono dei bianchi fiocchi che cadono.

09/03/2005 - Castelnovo di Sotto (RE)

Irruzione Artica e fase favonica sul Nord (circa 700 Kbyte)
La depressione sul Nord del 21/02/2005 (circa 600 Kbyte)

Piccola, rapida ma intensa depressione (circa 500 Kbyte)
 
La grande irruzione artica di primavera (circa 1000 Kbyte)
  
Scorrimento temperato su cuscino freddo (circa 500 Kbyte)
Reportage fotografico neve 2005 (circa 400 Kbyte)
Andamento termico Febbraio - Marzo 2005 (circa 50 Kbyte)

  
   
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